domenica 1 febbraio 2015

Solcami

Solcami come una nave, veleggia sul mio corpo, lascia che il sole ti trasporti sui sentieri della mia pelle; feluca che si muove lungo i miei seni, tra le pieghe del mio ventre, tra le curve dei miei fianchi, sinuosi incastri dove si perde il tuo respiro.

Inoltrati in ogni mio sguardo, un fiore che attende l’acqua dalla tua bocca.
Sii miele, sii ape, ruba con me e per noi l’eternità trasformata in un attimo da fermare.

Toccami come si fa con la magnolia che sboccia, come la fresia che riempie di spezie i giardini della mente, goccia che si appoggia sulla pelle senza ascoltare il rumore del vento.

Conducimi tra le correnti di Ninive e Melfi, laggiù, tra le scie nascoste che portano ai bazar africani. Lasciami respirare il tuo viso.

Fammi chiudere gli occhi di sera e ritagliare la tua immagine, riaprirli all'alba e trovarti ancora lì, un sorriso abbozzato di malinconia.

Abbandonami tra le pieghe di un tuo dolore, perché io possa essere luce.
Indosserò le tue parole come perle sospese al sonno e ai sogni, lame affilate della nostalgia.

Possiedi la mia mente fino a farla sprofondare nell’abisso di un volo senza rete, oltre i confini dello spazio, in un posto nascosto dal mondo per noi.

Poi,
lasciami andare via.

Chi si appartiene ha un posto nell'eternità. Ciò che si dimentica, non ci è mai appartenuto.







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