Visualizzazione post con etichetta Siria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Siria. Mostra tutti i post

sabato 5 gennaio 2013

MANIPOLAZIONE DI GUERRA. Lo strano caso dell’Osservatorio Siriano per i diritti dell’uomo




Una persona che vive a Londra, segue le vicende via web e attraverso un cellulare, ha relazioni con il ministro degli esteri inglesi ed è finanziato da un fondo a Dubai, è in contatto con i Fratelli Musulmani e Ong alle dipendenze del Congresso degli Stati Uniti. Cosa c’entra con la Siria? È la principale fonte di informazione dei media italiani e occidentali, tra accuse e smentite mai arrivate di notizie propagandistiche e operazioni di manipolazione mediatica. Un solo nome: Osservatorio Siriano per i diritti dell’uomo.


Un anno fa, nel gennaio 2012, il giornalista Johnatan Steele lanciava dalle colonne del “The Guardian” una riflessione sullo stato dell’informazione proveniente dall’area siriana, sottolineando come “la copertura dei media” occidentali fosse diventata “un'arma di propaganda contro la Siria”. Una voce fuori dal coro nella stampa inglese, che analizzava in maniera critica l’approccio di parte dei media anglosassoni al conflitto siriano (facilmente estendibile a tutta l’area occidentale), soffermandosi sull’omissione di notizie importanti o quanto meno non trascurabili, come le manifestazioni pro Assad svoltesi in quel periodo e un sondaggio commissionato dal Qatar in cui la maggioranza della popolazione siriana si diceva apertamente contraria alla destituzione di Bashar, pubblicato solo da “Muslim News”. Erano ancora vive le memorie della Libia e – con un piccolo balzo nel passato – quelle dell’Iraq; si riavvolgeva il nastro sulle varie fasi dei conflitti in cui ci si nascondeva sotto l’etichetta usurata dell’ “esportazione della democrazia” o della lotta manichea contro il terrorismo, conflitti indotti e preceduti da guerre non convenzionali attentamente orchestrate. Complici le associazioni per i diritti umani - completamente cieche di fronte alle voci dei dissidenti in altre parti del mondo meno comode o di irrilevante interesse strategico - la stampa e le reti di attivisti in grado di rilasciare relazioni che riportavano altre testimonianze senza il minimo riscontro sul campo.
Tutta questa serie di incongruenze, soprattutto dopo l’esperienza libica, hanno spostato l’attenzione di una parte della stampa occidentale sulle possibili manipolazioni di guerra in Siria, tentando di dare rilievo a notizie in genere omesse o considerate irrilevanti dal circuito tradizionale dei media (i legami dei ribelli con la Cia e i finanziamenti, la massiccia infiltrazione di gruppi di Al Qaeda, la provenienza dei mercenari – ricordiamo per il 95% non siriana e legata a gruppi integralisti -, le incongruenze rilevate in numerose occasioni, dalla strage di Hula a quella del pane, la posizione dei cristiani in Siria). Un tentativo di rompere il muro creato da un’informazione non solo di parte (non a caso la parte sostenuta dall’Occidente), ma inattendibile e senza verifica delle notizie. Come dire: tutte le informazioni cruciali e le notizie sulla guerra (numero dei morti, partecipazione alle manifestazioni antigovernative, feriti), informazioni che dovrebbero essere riscontrate o avere quanto meno osservatori diretti, passano ancora oggi attraverso canali tutt’altro che fondati. Nel caso della Siria, i dubbi sono stati sollevati da diverse parti ma difficilmente alcune notizie hanno superato il filtro della cosiddetta informazione. Ancora oggi capita di ascoltare notizie o leggere articoli dove si cita come fonte attendibile quella che potrebbe sembrare un’organizzazione dal nome suggestivo, Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo (OSDH, Observatoire Syrien des Droits de l’Homme), che rimanderebbe, nell’immaginario collettivo, a una capillare e fitta rete di agenzie informative ma in realtà fa capo a un solo uomo, Rami Abdel Rahman, ufficialmente un imprenditore, che “non possiede né formazione giornalistica né giuridica e neppure istruzione secondaria”. Questo personaggio - il cui vero nome è Osama Ali Suleiman - vive a Coventry e da solo riuscirebbe a gestire la moltitudine di informazioni provenienti dall’area del conflitto utilizzando come canali la televisione, il telefono, skype e il web. Un raccoglitore di informazioni insomma, cosa ancora più anomala non provenienti da giornalisti accreditati (nessuna ombra di quelli di guerra e indipendenti) ma da circa 200 attivisti dei diritti umani che raccolgono testimonianze di seconda mano e le trasmettono successivamente a Londra.
Fonte attendibile? Autonoma? L’Osservatorio non è registrato come Ong, opera in maniera informale ed è finanziato da un fondo di Dubai in cui l’Arabia Saudita ha versato 130 miliardi di dollari per favorire le famigerate primavere arabe. Ha stretti legami con il Ministero degli esteri britannico, con Ong che dipendono direttamente dal Congresso degli Stati Uniti e con i Fratelli Musulmani (come dimostrato ampiamente da Tony Cartalucci in diversi articoli e nel volume Obiettivo Siria). L’osservatorio è stato ritenuto poco attendibile dagli stessi ribelli: Marinella Correggia si è soffermata sulla presa di distanza degli stessi da Abel Rahman: “Il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani ha due teste ora platealmente in lotta fra loro e due siti con “notizie” divergenti. I due siti sono www.syriahr.org e www.syriahr.net (o anche syriahr.com). Il primo si definisce “sito ufficiale dell’Osservatorio”. Il secondo… anche, precisando di essere “l’unico sito ufficiale”. Sulla qualità dei video e delle notizie del cosiddetto esercito libero, persino il gruppo di intelligence degli Stati Uniti mainstream “Stratfor” già nel settembre 2011 metteva in guardia sulla grossolanità e l’esagerazione dei ribelli, chiara prova, secondo gli analisti, della debolezza dell’opposizione siriana. Per noi chiara prova di un’informazione a tratti surreale, in cui i media propongono quotidianamente come fonte attendibile un solo uomo che vive a Londra legato direttamente e indirettamente agli Stati che appoggiano da anni un inasprimento del conflitto mediorientale su base regionale (guarda caso le altre fonti attendibili sarebbero al-Jazeera e al-Arabiya, i megafoni del Qatar e degli Emirati Arabi). Questioni abbastanza semplici e ovvie in quelle che amiamo ancora definire democrazie. Forse, quando l'ennesima missione“umanitaria” avrà fine, rimarrà profonda una riflessione sullo stato dell’informazione occidentale.



NOTE
http://www.magozine.it/siria-menzogne-e-omissioni
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=352
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/17/syrians-support-assad-western-propaganda
http://www.theamericanconservative.com/blog/nato-vs-syria/
http://www.youtube.com/watch?v=_jiEA5KKupg&feature=youtu.be
http://www.stratfor.com/sample/analysis/syrian-opposition-perception-and-reality
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/NA05Ak03.html
http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1259
http://uk.reuters.com/article/2011/12/08/uk-britain-syria-idUKTRE7B71XG20111208
http://www.alterinfo.net/Rami-Abdel-Rahmane-s-efforce-de-prouver-son-existence-et-son-objectivite_a61931.html
http://www.mondialisation.ca/l-observatoire-syrien-bas-londres-est-en-contact-direct-avec-le-ministre-des-affaires-trang-re-britannique-hague/28362
http://www.youtube.com/watch?v=VQ7NhEBp1sE


Pubblicato su http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2013/01/manipolazione-di-guerra-di-olga.html

venerdì 21 settembre 2012

Anche l’ONU si accorge dei militanti jihadisti tra le forze di opposizione siriana. Cade il mito americano della lotta al terrorismo?

In questo conflitto, non c'è un terreno neutrale. Se un governo aiuta i fuorilegge e gli assassini di innocenti, diventa fuorilegge e assassino. E intraprenderà una strada solitaria a suo proprio pericolo (George Bush). Tutti ricorderanno il discorso di Bush in salsa manichea all’indomani dell’11 settembre 2001, eppure oggi qualcosa non torna più. Di cose non ne tornano parecchie, ma conviene sottolineare la poca importanza data al recente rapporto delle Nazioni Uniti che conferma la presenza di stranieri tra le forze dell’opposizione siriana, non solo persone che spontaneamente decidono di partecipare a quella che qualche mese fa si voleva far passare per una nuova “primavera” araba, ma veri e propri terroristi appartenenti – come documentato dalla BBC Arabic (variante in lingua araba del canale britannico BBC World) ai battaglioni del cosiddetto Jabhat al-Nasra e ad un gruppo denominato “Jihadiya” o organizzati in cellule autonome. Lunedì scorso, a Ginevra, Paulo Sergio Pinheiro, membro della Commissione d´Inchiesta indipendente dell´ONU sulla situazione in Siria, ha condannato duramente gli “omicidi, le esecuzioni extragiudiziali e le torture” inflitte alla popolazione siriana dall’esercito ribelle. Un muro si rompe, dopo mesi di tentativi di far luce sulla complessa questione siriana, dove un balletto di cifre e un’informazione manipolata e persino “ritoccata”, continua a far leva su parole e propositi che ricordano altri avvenimenti, molti nemmeno troppo lontani. Una voce, quella delle Nazioni Unite, ufficiale: non più banali teorie antimperialiste, accuse di complottismo, guerra di fonti e attendibilità, ma il resoconto di un rappresentante dell’Onu chiamato a pronunciarsi sulla situazione siriana. C’è un legame con la Cia? Chi arma i ribelli? Il New York Times, già nel giugno di quest’anno, gettava ombre sull’intelligence americana, rivelando la strategia sottile adottata dalla Casa Bianca: agenti al confine tra Turchia e Siria per fornire armi provenienti dal Qatar, dalla Libia, dall’Arabia Saudita e coordinare i gruppi di ribelli. Il 3 settembre la voce di un accordo tra lo sceicco yemenita Tariq al-Fadhli (noto esponente di Al Qaeda) e Stati Uniti/Arabia Saudita, con l’invio di 5.000 combattenti jihadisti in Siria. Ad agosto il CFR (Council on Foreign Relations) elogiava l’abilità di combattimento e l’efficacia dei combattimenti di Al Qaeda, gli stessi accusati dagli Usa di aver sferrato il più duro attacco terroristico nella storia mondiale l’11 settembre 2001… e il CFR non è una semplice sigla: si tratta di uno dei più influenti think thank americani, con una rete di connessioni con il dipartimento di Stato Usa. Secondo il CFR, i ribelli siriani - per disorganizzazione interna - necessitano della presenza di Al Qaeda come guida, indispensabile per “disciplina, fervore religioso, esperienza di battaglia dall'Iraq, finanziamenti da simpatizzanti sunniti nel Golfo”. Cade il mito della rivoluzione spontanea e non pilotata dall’esterno, mentre si fanno pesanti le responsabilità dell’Occidente nella destabilizzazione dell’area mediorientale. Come ha ammonito in una recente intervista il Presidente della Commissione parlamentare per gli affari esteri russo, Aleksey Pushkov, la Siria potrebbe trasformarsi in un secondo Iraq, con estremisti musulmani che potrebbero arrivare al potere favoriti dalle forze occidentali. La prospettiva di abbattere uno stato comunque laico appare inquietante. Non semplice retorica dietro le parole di Pushkov, ma lucida e attenta analisi della situazione, considerando gli sviluppi delle fantomatiche primavere arabe e l’innestarsi di movimenti fondamentalisti che stanno ripristinando estremismi ben noti. Non a caso i cristiani di Aleppo organizzano gruppi di autodifesa armati dall’esercito di Assad e testimonianze critiche si alzano da agenzie di stampa cattoliche quali Fides che temono le persecuzioni post regime. I media tradizionali sembrano accorgersi finalmente della presenza di terroristi in Siria, senza dare troppa importanza agli avvenimenti o continuando a trattarli come episodi isolati dai contesti. Dovrebbe essere più chiaro ai convinti sostenitori dell’ennesima esportazione di democrazia, che non ci sia l'intento di prevenire una catastrofe umanitaria in Siria o istanze filantropiche. La questione siriana è molto più complessa, chi vuole continuare a ridurla a un evento "in superficie" può farsi una semplice domanda: chi combatte chi? http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ugfcTCJbsF8 http://it.euronews.com/2012/09/17/onu-migliaia-di-jihadisti-nella-rivoluzione-siriana/ http://www.corriere.it/esteri/12_giugno_21/siria-agenti-segreti-cia_e98fec26-bba2-11e1-b706-87dd3eab4821.shtml http://www.alterinfo.net/notes/Syrie-Nombre-croissant-d-elements-etrangers-dont-des-islamistes-selon-l-ONU_b4730927.html http://www.infowars.com/cfr-strategist-praises-al-qaeda-bombings-in-syria/ http://www.guardian.co.uk/world/2012/jul/30/al-qaida-rebels-battle-syria http://english.ruvr.ru/2012_09_17/Islamic-radicals-will-grab-power-in-Syria-if-Assad-is-overthrown-official/ http://www.prisonplanet.com/al-qaeda-leader-strikes-deal-with-u-s-saudis-to-send-5000-fighters-to-syria.html