giovedì 11 marzo 2021

rottura di sé

 Un giorno mi hai detto avrò cura di te, ma quello è uno spazio di rottura. Del sé e dell'altro. È l'istante pacato e lucido del lasciar andare il passato, è il silenzio improvviso e irrazionale del lasciar andare la solitudine.


Art Francois Fressinier




oggi

 Anche oggi mi è mancata la pazienza di illuderti che qualcuno o qualcosa ti possa salvare. Mi scuserai se un soffitto un po’ imbronciato raccoglie ancora una metafora affacciata. O che la bocca di un pensiero cancellato disegni altrove un silenzio percepito.

Ma tu lo sai, le anime sensibili, sanno toccarsi solo nell’intimità, nel silenzio di mille inquietudini da lenire o forse solo… nello spazio di un soffitto un po’ imbronciato che raccoglie una metafora affacciata o sulla bocca di un pensiero cancellato.

 

Olga Tamburini


Art Natalie Salbieva




mercoledì 10 marzo 2021

veleggiare

 Ti ho lasciato veleggiare in superficie

Nel mio mare che assomiglia a una tempesta
Tu convinto di sondare un po’ di cielo
nel profondo di una porta mai aperta
Io indecisa tra le pieghe di una calma
nel tuo cielo che ricorda un poco il mare.

Olga Tamburini


Art Hülya Özdemir

lunedì 8 marzo 2021

la finestra sul mare

 

La finestra sul mare raccoglie ogni sera pensieri. Spesso stanchi, di quegli occhi che vorresti baciare ma si ferma la mano a sfiorare. La finestra sul mare raccoglie spesso il riflesso di due sguardi. Sono voci, silenzi, ricordi. Quei giorni in croce in cui ci è sembrato un trovarsi il cercarsi, senza redimerci, quasi naufraghi dei nostri stessi silenzi. Il rumore di fragilità nascoste fa da sfondo a un sapersi un tempo solo immaginati.  Lì la mano accarezza un mio sogno, dirsi, darsi, sentirsi. Fuori il tempo inganna la brezza. Poi due corpi e labbra lontane. 


Art Elena Usheva - Window




Tuo tutto

 Nessun dettaglio esclusivo che possa ricondurre a un momento. 

Il tuo che diventa tutto.

domenica 7 marzo 2021

Un giro in bella copia

 

Mi hai portato a fare un giro in bella copia, ma io non ti ho mai chiesto vieni al mare. Non c’era posto per un esercizio di pura follia, raccogliere più occhi e restare a guardare. Sei rimasto fermo nell’immagine di una panchina, dove il cielo cadeva nelle notti stellate della primavera. Si adagiava su dolori passati, lieve e a tratti inquieta. Io ti seguivo in un passaggio di malcelata lucidità: attraversare me stessa per restare dove sono, in un mondo pulito e essenziale, attraversare te per portarti dove sei già. E non è un posto gentile né vero, come racconti a te stesso. È fatto di un castello di piccoli grandi alibi che riproponi puntualmente, due occhi moltiplicati per il senso di inquietudine che ogni uomo si porta nel cuore. Ti ringrazio per aver squarciato il velo sugli stereotipi della città. Mentre li raccontavi, mi ci portavi perfettamente dentro, figura un po’ goffa in un caffè, sguardo al cielo per lasciarsi sfuggire le stelle e osservare le case, mentre ti continuo a raccontare che tornerò per avere la mia finestra sul mare. Ti dico, da quest’alba un po’ affollata di pensieri, se esiste una doppia strada da imboccare nel sentire, non stai sentendo. Stai confondendo un ragionamento di dolore, da portare agli altri e ritrovarlo un giorno tra le pieghe di un tuo discorso stonato. Oggi, nella zona di bellezza che somiglia ormai a una pozza di doppiogiochismo travestito da confusione, ti do l’ultima notizia dell’alba: il coraggio è andare e lasciar andare. Diffida di chi trattiene senza saperti tenere.


Art André Lundquist